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Uno studio recente condotto presso l’Università di Edimburgo e pubblicato sul Journal of Biological Psychiatry ha dimostrato per la prima volta che il Disturbo Bipolare si associa ad una riduzione progressiva della sostanza grigia cerebrale, in particolare a livello di alcune aree quali l’ippocampo oppure il cervelletto. L’entità della perdita di sostanza grigia è risultata essere proporzionale al numero di episodi pregressi di malattia [episodi depressivi ed (ipo)maniacali] ed associata ad un decadimento progressivo in alcune abilità cognitive. Le cause di questa riduzione di tessuto cerebrale non sono ancora note completamente tuttavia si ipotizza che essa possa essere correlata al danneggiamento progressivo del cervello connesso agli episodi di malattia ripetuti nel tempo oppure allo stress e/o a fattori di ordine genetico che potrebbero intervenire nel favorire la perdita di sostanza grigia cerebrale sia direttamente sia indirettamente, attraverso un'azione favorente il ripetersi degli episodi affettivi. “pillola” tratta da: Progressive gray matter loss in patients with Bipolar Disorder. T William J Moorhead e coll. Journal of Biological Psychiatry, July 2007
Ricercatori del National Institute of Mental Health hanno riportato che negli Stati Uniti d’America approssimativamente il 4,4% degli adulti soffre di Disturbo Bipolare, in particolare circa il 2,4% è affetto da forme bipolari “sotto-soglia”; ricerche effettuate precedentemente avevano stimato percentuali inferiori, pari a circa l’1% della popolazione adulta. L’indagine è stata condotta mediante interviste effettuate a circa 9000 soggetti scelti a rappresentare la popolazione generale; le interviste, condotte fra il Febbraio 2001 e l’Aprile 2003, hanno avuto lo scopo di accertare la presenza “lifetime” (nel corso della vita) di Disturbo Bipolare e di altre condizioni d’interesse psichiatrico. I risultati di questo studio: a) rinforzano la discussione portata avanti da alcuni clinici secondo i quali le manifestazioni di bipolarità “sotto-soglia” sono estremamente diffuse e comuni; b) mettono in evidenza che molti individui con Disturbo Bipolare ricevono trattamenti motivati dalle patologie psichiatriche in comorbidità senza che venga realmente riconosciuta la loro sottostante bipolarità, ciò con la conseguenza che i trattamenti prescritti si rivelano essere inappropriati; c) individui con “altri” disturbi psichiatrci dovrebbero essere sottoposti a controlli volti a ricercare la presenza di un Disturbo Bipolare; d) una porzione sostanziale di soggetti con Depressione Maggiore può in realtà essere affetta da una qualche forma di Disturbo Bipolare. Gli Autori suggeriscono che i criteri diagnostici attualmente impiegati per riconoscere il Disturbo Bipolare appaiono troppo “stretti” e che una definizione più ampia di disturbi dello “spettro bipolare” potrebbe condurre ad un più efficace riconoscimento dei soggetti che manifestano una sintomatologia di tipo bipolare. “pillola” tratta da: Kathleen R. Merikangas e coll. in Archives of General Psychiatry, Maggio 2007.
“Come differenziare la depressione maggiore dalla fase depressiva di un disturbo bipolare quando il paziente è al suo primo episodio affettivo?”La risposta “ufficiale” a tale quesito è insoddisfacente in considerazione del fatto che il DSM-IV specifica che non può essere formulata diagnosi di disturbo bipolare fino a quando il paziente non ha presentato anche un episodio espansivo di tipo (ipo)maniacale o misto. Una delle conseguenze di tale approccio “conservativo” è che può risultarne una prescrizione terapeutica sbagliata: l’assunzione di un antidepressivo in monoterapia in un paziente “potenzialmente” bipolare può produrre viraggi espansivi ed una destabilizzazione dell’umore con il rischio di un peggioramento del decorso a lungo termine del disturbo bipolare. I membri del National Depressive and Manic-Depressive Association hanno riportato che sono necessari in media 10 anni e 4 consulenze con medici differenti prima cha al paziente con un disturbo dell’umore venga formulata una diagnosi corretta e prescritta una terapia farmacologica adeguata. Dunque, la risposta “non ufficiale” alla domanda: “Come differenziare la depressione maggiore dalla fase depressiva di un disturbo bipolare quando il paziente è al suo primo episodio affettivo?” rappresenta un elemento fondamentale per un trattamento corretto dei disturbi dell’umore. Una bipolarità “sottostante” dovrà essere sospettata nei soggetti con depressione ricorrente ad esordio precoce (25 anni o meno) oppure in quelli in cui la depressione sia associa a sintomi psicotici e/o rallentamento psicomotorio significativo oppure a sintomi neurovegetativi inversi (ipersonnia, iperfagia, alternanza diurna invertita etc.); sono da considerare “indici” di bipolarità una storia di esordio o risoluzione improvvisi (bruschi) della sintomatologia depressiva oppure, se il paziente è stato precedentemente trattato con antidepressivi, la mancata risposta ad essi o la comparsa di manifestazioni quali aumento della libido, peggioramento dell’insonnia e/o accelerazione ideativa. Hagop Akiskal raccomanda inoltre di porre molta attenzione a quelli che sono da considerare “indicatori comportamentali” di bipolarità quali la tendenza all’eccesso oppure l’impulsività (promiscuità sessuale, problemi ricorrenti di tipo legale e/o finanziario, divorzi multipli, frequenti cambi di residenza o di attività lavorativa e così via). Una storia familiare di 1° grado positiva per disturbo bipolare o per suicidio a termine devono anch’essi far sospettare quadri depressivi riconducibili ad un disturbo dell’umore di tipo bipolare. ”pillola” tratta da: Medscape Psychiatry & Mental Health. 2007
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